Il cenobio di Papa Gregorio Magno sul Gargano: tra Equiziani, Cluniacensi e Pulsanesi

Fondazioni, rifondazioni e ordini monastici

Secondo tradizione, i primi eremi garganici furono voluti da Papa Gregorio Magno su preesistenze pagane.

Nato verso il 540 da una famiglia aristocratica Gregorio apparteneva all’antichissima e facoltosa stirpe degli Anici e crebbe nello studio e nella cristianità avendo avuto come parenti i papi Felice II e Agapito (zio diretto). Gregorio fece inizialmente carriera politica divenendo in età molto giovane prafectus urbi (i vantaggi di essere nati nella famiglia giusta…). Dopo la prefettura, fattosi monaco, entrò nell’ordine benedettino degli Equiziani rinunciando alle sue enormi eredità familiari e donandole ai monasteri dell’ordine nel territorio laziale e siciliano. Studioso quindi prima che Papa, produsse un’enorme quantità di testi tanto da essere considerato l’autore di maggiore fama nell'Italia altomedievale fino all'anno 1000. Visse per sei anni a Costantinopoli, inviato dal Papa Pelagio II come rappresentante pontificio di Roma alla corte di Bisanzio. La sua famiglia a Costantinopoli aveva già avuto molte relazioni politiche durante il periodo della guerra greco-gotica. Dopo la sua esperienza bizantina e divenuto Papa (romano tra i romani) riuscì a tessere relazioni con tutti i popoli e i dominatori dell’epoca, dai Visigoti ai Franchi fino alla corte Longobarda. Forte della sua esperienza a Costantinopoli, intrattenne con personaggi politici ed ecclesiastici di Occidente e Oriente una folta corrispondenza composta da più di 800 lettere. Punto di riferimento sia durante il suo pontificato, sia soprattutto dopo la sua morte, ci ha tramandato la più antica e dettagliata biografia di San Benedetto da Norcia. L’esperienza a Costantinopoli si rivelò piena di fortune per Gregorio perché fu proprio in quegli anni che poté studiare e constatare una sorta di supremazia e avanzamento teologico della chiesa bizantina su quella latina. Un bagaglio culturale e teologico che risulterà fondamentale per la sua forma mentis episcopale e per il suo pontificato teso a ridare alla chiesa latina nuova linfa, non mettendola in contrapposizione con quella bizantina, ma arricchendola con i suoi dogmi e rendendola “missionaria” e più convincente. Infatti avviò la cristianizzazione di numerose popolazioni europee, come ad esempio l’Inghilterra inviando il monaco Agostino (Sant’Agostino di Canterbury) quale valido strumento di conversione (per mutare antiche dicerie e convinzioni sulla crudeltà degli Anglosassoni Gregorio poi si spingerà ad etichettare la popolazione inglese “non Angli, ma Angeli”). Con la sua opera politica e diplomatica, oltreché teologica, costruì intorno al nome della Città di Roma e al cristianesimo una nuova era per tutto il mondo all’epoca conosciuto, perché con lui aumentò l’auctoritas di Roma nella doctrina, nella moralis e in altri aspetti della vita ecclesiastica. Ecco perché a Papa Gregorio Magno si accosta l’invenzione del Medioevo. Dietro questa mastodontica figura della storia dell’uomo si potrebbe datare la fondazione del primissimo insediamento cenobiale di Santa Maria di Pulsano sul monte Gargano. Infatti, secondo la tradizione, la prima frequentazione sui dorsali scoscesi che sovrastavano Siponto, e dei suoi tanti nascondigli naturali trasformati in eremi, avvenne probabilmente da parte di monaci eremiti Equiziani proprio sotto indicazione e per volere di Papa Gregorio Magno (consacrato Papa il 3 settembre 590 d.C.) e su un precedente sito pagano. Tesi che vede in disaccordo alcuni studiosi e storici, ma confermata da recenti restauri che si sono susseguiti nell’area tra il 1999 e il 2001. Negli Atti conclusivi relativi ai restauri compiuti viene evidenziato come i saggi abbiano rinvenuto tracce sia di una necropoli pagana sottostante l’abbazia, sia tracce di muratura sovrapposta a questo primo sottostrato che si può riferire al primitivo cenobio “gregoriano”. Pertanto il primo monastero sorse sotto la supervisione e la protezione del Duca Tulliano di Siponto e venne intitolato proprio a Papa Gregorio. Il Duca, dato non trascurabile, era amico intimo dei genitori del Papa, ovvero Silvia Anicia e Giordano Frangipane. La prima fondazione di età gregoriana avvenne poco più di un secolo dopo l’apparizione dell’Arcangelo Michele a Monte Sant’Angelo, grotta che dal sito di Pulsano dista meno di dieci chilometri, segno che quest’area ha inevitabilmente subito l’influenza micaelica probabilmente ad essa strettamente collegata anche dal punto di vista “logistico”, quale base di appoggio per i pellegrini in transito. Il cenobio, come riferito prima, venne inizialmente gestito dai monaci dell’ordine di San Equizio proprio per volere di Papa Gregorio. Gli appartenenti a quest’ordine erano definiti “Cavalieri di San Michele del Gargano”, o “Cavalieri dell’Arcangelo”. Quest’ordine cavalleresco, rigorosamente non guerriero, riscosse molto successo nell’Italia centro-meridionale e attrasse tutta la nobiltà dell’area beneventana, sipontina e barese. Ad essa appartenne anche il longobardo Gisulfo, Duca di Benevento. La storia degli Equizi si interruppe per cause misteriose (l’ordine probabilmente venne assorbito da altri ordini) e il monastero sul monte Gargano passò sotto il controllo dei monaci Cluniacensi guidati da Odilone. Quindi è molto probabile che, contrariamente a quanto asserito dalla cronologia storica del secolo scorso, il monastero di San Gregorio rimase nelle mani degli Equizi almeno fino al 952 (ultima incursione saracena) per poi restare quasi completamente disabitato fino alla rifondazione ad opera dei cluniacensi di Odilone nel 995 circa. La terza fase di vita del cenobio ebbe inizio con una ricostruzione totale del monastero, inteso sia sotto il profilo ecclesiastico che architettonico perché anche i cluniacensi abbandonarono (forse anche per meno di un secolo) l’area di Pulsano lasciando solo macerie o poco più. Fino a quando, appunto, non venne completamente ricostruito da San Giovanni da Matera che fondò contestualmente l’ordine dei monaci pulsanesi fondato nel 1129. Un ordine che ebbe enorme successo nell’area sipontina e non solo, perché si estese fino alle coste slave.