
I verginiani in Basilicata e le concessioni normanno-sveve: la chiesa di Santa Maria degli Ulivi a Tolve
La storia della chiesa di Santa Maria de Olivis, o degli Ulivi, in Tolve (Potenza) è strettamente legata a San Guglielmo da Vercelli.
La storia della chiesa di Santa Maria de Olivis, o degli Ulivi, in Tolve (Potenza) è strettamente legata alla vita di San Guglielmo da Vercelli (1115-1128 circa), ovvero il fondatore del monastero di Montevergine ad Avellino. Intenzionato a recarsi in Terrasanta Guglielmo, ancora sedicenne, venne più volte tentato dal restare in territorio italiano, dapprima come mero ammonimento da parte di suoi amici e familiari (a cui diede poco ascolto), successivamente attraverso l’incontro a Ginosa (Taranto) con Giovanni da Matera, che cercò di convincerlo a rinunciare al suo pellegrinaggio per operare e fare la volontà divina nelle terre d’Occidente. “Non è lì che Dio vuole la tua presenza”, gli disse Giovanni. Alcune poco piacevoli avventure lo portarono alla meditazione, a ripensare a quell’avventura spirituale e a tornare indietro, come quella capitata ad Oria (Brindisi), dove un gruppo di rapinatori lo picchiarono selvaggiamente solo perché privo di qualsiasi avere. Durante il suo tragitto aveva oltrepassato tutta la Basilicata da nord a sud, sostando qua e là tra monti e ripari di fortuna, incontrando uomini e donne che videro in lui la figura di un Santo (ad Atella si narra della guarigione di un cieco). Risalendo la regione si fermò in Irpinia sul monte Partenio e qui diede inizio alla sua attività monacale, dapprima come eremita solitario, poi come padre fondatore di una delle più influenti abbazie territoriali d’Italia di stampo benedettino ma dal forte accento eremitico. Nel 1128 Guglielmo affidò la comunità al monaco Alberto mentre egli si trasferì per qualche mese in Lucania tra San Chirico Nuovo e, più a sud,a Calciano sul monte Cognato, edificando la Chiesa di S. Maria di Cognato, che alcuni storici lucani sostengono rappresenti il primo insediamento Verginiano in Basilicata. Quando la comunità Verginiana in Lucania fu ben stabilita, Guglielmo ripartì fermandosi a Goleto, nell’Avellinese, dove per un anno vissenel cavo di un gigantesco tronco di alberoche usò come cella e che divenne la base per il suo futuro monastero. Ma nel tragitto tra Cognato e Goleto sostò nei pressi di Potenza, dove anche qui fondò una piccola comunità con una chiesetta intitolata a Santa Maria degli Ulivi ed altre chiese più a nord in tutta l’Irpinia (non a caso è stato nominato “patrono dell’Irpinia”) facendo sorgere la grande famiglia dei Verginiani. Lo stesso Imperatore Federico II affidò alcuni possedimenti alla congregazione dei monaci di Montevergine, rilasciando benefici, possedimenti e concessioni, cosa che prima di lui fecero i suoi avi normanni. Tra questi possedimenti vi era anche la chiesa di Santa Maria degli Olivi. L’intenzione imperiale era di affidare le Chiese nominate alla Madonna, poste nella parte settentrionale della Basilicata, ai Verginiani. C’è ovviamente da sottolineare come in quel periodo l’ascesa dei francescani (notoriamente filo papali) costrinse l’imperatore ad arricchire con possedimenti, terre e chiese, altri ordini monastici, come i Verginiani e i Cistercensi, cercando di controbilanciare l’influenza sempre più importante e decisa dei francescani anche nel sud Italia, stanziatisi ormai stabilmente a Montepeloso, a Matera, a Potenza ed in Capitanata. La chiesetta non ha molti riferimenti documentali e questa particolarità è abbastanza comune a quasi tutte le strutture “minori” e periferiched’Italia. Probabilmente essa era già presente, seppur parzialmente e non con le dimensioni attuali, già prima della traversata lucana di Guglielmo da Vercelli ed è probabilmente legata alla crescita degli ordini monastici nel nord-est della regione. Santa Maria degli Ulivi pertanto potrebbe essere stata dapprima un rifugio adibito ad eremitaggio, (anche se la sua posizione non proprio in zona impervia,non avvalorerebbe questa tesi)e, successivamente al passaggio di Guglielmo divenne vero e proprio centro di culto, di comunità e di preghiera per il territorio. Papa Celestino III cita la chiesa di Tove in una bolla minore del 4 novembre 1197, qualche mese prima della sua morte e alle soglie dell’ascesa Federiciana. Nella bolla elencava (o affidava) alcune comunità e complessi all’abbazia di Montevergine. A dire il vero questa bolla cita soltanto i nomi delle località che di diritto erano sotto la protezione dell’abbazia. L’imperatore Federico II nel 1209 la confermò, come detto, nei possedimenti del Monastero di Montevergine (ove rimase fino al XIV secolo). Tra la fine del XII e buona parte del XIV secolo Santa Maria degli Ulivi visse i suoi momenti migliori poiché era anche corredatada una struttura (sicuramentemonastica) adiacente, della quale ora restano solo alcune fondazioni sul terreno che necessitano di maggiori approfondimenti archeologici. La chiesa è attualmente ridotta ad un rudere e probabilmente si trova in questa condizione già da tre secoli, ovvero da quando i Verginiani ne hanno lasciato il controllo, abbandonandola progressivamente nelle mani di feudatari e famiglie locali poco interessate alla sua salvaguardia. Incuria, saccheggi, agenti atmosferici, terremoti e soprattutto scellerati interventi umani ne hanno decretato lo stato attuale, ovvero fienile o rifugio per animali. Pare che la Regione Basilicata se ne sia occupata a cavallo tra il 2000 e il 2002, almeno interessandosi alla struttura (insieme a quella di San Leone in Trivigno, anche questa molto interessante). Obiettivo è tentare di metterla in condizioni di tutela e di indagine archeologica più approfondita e tentare un’operazione di restauro (ovviamente parziale) capace di non abbattere definitivamente il monumento conservandolo prima che sia troppo tardi.